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Amarcord |
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Quelli eran giorni di Diego Pavesi |
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Il ricordo più lontano, sbiadito da un tempo che scorre inesorabile, è quello di Caballero e Carmencita, incastonati nel televisore in bianco e nero del salotto. Avrò avuto cinque anni. Poco dopo traslocammo, e nella nuova casa fece il suo ingresso il nuovo tv color Philips, sì, proprio lui, quello dal colore sempre vivo, e con lui il mio primo telecomando. Fu allora, nei primi frenetici zapping tra un cartone giapponese e l’altro, che scoprii la pubblicità in tv. Imparai così che le stelle erano milioni di milioni, e che la stella di Negroni era più speciale delle altre… E che dai monti del Tirolo (ma dov’era mai, poi, questo Tirolo?) veniva giù uno stuolo di simpatici nanetti… Conobbi anche quel tale che i piatti, con Nelsen Piatti, li voleva lavare lui, e la signora Luisa che cominciava presto, finiva presto e di solito… non puliva il water! E poi? Poi fu la volta della scuola elementare e delle prime merendine, di Toro Farcito e del Golosastro (no, neppure la Girella è più quella di una volta…), della Fiesta che mi tentava parecchio (perché solo tre volte tanto?), di Clementina e del piccolo mugnaio bianco. Crescevo cibandomi della mia epoca. L’ho divorata. Dopo la scuola i compiti e i giochi e le merende e la televisione. Tutto insieme in un vortice insaziabile. Prima che l’adolescenza mi portasse via, conobbi anche la prima idea dell’amore. Accadde sul far dell’estate, davanti al Cuore di Panna di un Cornetto Algida, rapito da uno dei jingle più struggenti di sempre. E Dio solo sa quanto ho invidiato quei ragazzi che giocavano sulla spiaggia, si conoscevano, si innamoravano, e quanto avrei voluto esserci anch'io, su quella spiaggia. Un’invidia che si faceva bruciante all’avvicinarsi di San Valentino, con il dolcissimo invito rivolto dalla Perugina alle giovani coppie. Che si piacevano e si davano “un mondo di baci”. Un messaggio universale superato solo dalla “magica armonia” degli Auguri Coca-Cola, perché nessuno può capire il mio Natale, il mio Natale bambino, senza quel coro che voleva cantare insieme a me, proprio insieme a me. Ed ero in pace col mondo. Stop. I miei ricordi li fermo qui, a quel bambino che ero prima di diventare grande, prima di inguaiarmi nella vita. Li ho messi per iscritto per non dimenticarmi mai di come ero, di come eravamo. E di quei giorni irripetibili che ho perduto con l’età.
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