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Gianfranco Tadini vive a Milano, dove è nato il 22 febbraio 1929. Dopo aver fatto parte dell'Orchestra Rai in diverse edizioni del Festival di Sanremo, ha composto la musica di alcune sigle di cartoni animati e soprattutto centinaia di jingle pubblicitari per la radio e la televisione. Tra questi, restano indimenticabili Girella, Brancamenta, Malizia, S.O.S. Glysolid, Super Soap, Borotalco Roberts. |
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Signor Tadini, come è avvenuta la sua formazione musicale? Be’, io ho cominciato abbastanza tardi a studiare musica, intorno ai sedici-diciassette anni. Ho studiato pianoforte con Carlo Lonati e Alberto Mozzati. I miei studi volevano essere abbastanza seri, poi però per guadagnare ho cominciato a suonare nei night. E dopo il night, quale fu il grande approdo?
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Gianfranco Tadini |
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Be’, intorno al ’65 sono diventato l’arrangiatore principale dell’Ariston, l’etichetta discografica fondata dal grande Carlo Alberto Rossi. In seguito ho anche fatto parte dell’Orchestra Rai del Festival di Sanremo [nel 1966 e 1968, N.d.R.]. Sono stato arrangiatore di Ornella Vanoni, Anna Identici, Bruno Lauzi... Finché un bel giorno la sua vita cambia e diventa compositore di jingle pubblicitari. Come accadde questa svolta? Per puro caso. Io facevo già pubblicità, ma dietro le quinte, come pianista e arrangiatore di Franco Cerri, che aveva già al suo attivo molti caroselli come attore e musicista. Poi a un certo punto, durante i nostri lavori in sala d'incisione, ho conosciuto colui che sarebbe diventato il mio socio, ora ex socio, Mario Bondi, il quale, avendomi trovato davanti a una grande orchestra (in quel momento stavo registrando un disco per la Vanoni), mi disse: “Ma tu sei anche arrangiatore, Franco?”. “Sì, lo sono” risposi io. “Sai, io dovrei realizzare dei jingle entro stasera e non so proprio come fare...”. “Be', te li realizzo io” gli dissi. E così è cominciato il mio ingresso nel "catino" della pubblicità. E come una ciliegia tira l’altra, da un jingle ne è nato un altro. Quello era il momento del pionierismo nella pubblicità, si tentava in ogni modo di fare quello che in America era già stato fatto. Ma eravamo in pochi e forse proprio questo fatto ha determinato la mia nuova attività, l’ha favorita. Eravate lei e Franco Godi in sostanza... In sostanza sì. Franco Godi mi aveva preceduto e poi ha continuato più a lungo di quanto non abbia fatto io, per varie ragioni. Alle volte anche i matrimoni si rompono, e il mio matrimonio col signor Mario Bondi, dopo vent'anni, si ruppe. Nel 1967 l'agenzia Walter Thompson le commissiona il suo primo jingle, per i formaggini Ramek della Kraft. Se lo ricorda? Eccome! “Dai dai dai che con Ramek ce la fai!” È talmente facile fare una melodia, è già uno slogan ritmato di per sé. Comunque Carosello non mi ha dato grandi soddisfazioni, e per questo ne conservo pochi ricordi. I miei jingle più famosi, e che specialmente voi ricordate, sono successivi. Quando le veniva commissionato un jingle, cosa le veniva detto? Quali erano i dati di cui disponeva per poterlo realizzare? Normalmente arrivava un testo con la storia, la sceneggiatura, oppure si teneva un piccolo briefing con i responsabili dell'agenzia. Mi viene in mente un suo jingle del ‘76, l’ultimo anno di Carosello, si intitolava “Nel paese più felice” e c’era una canzone che aveva scritto per la margarina Maya. Ricordo di aver fatto un jingle per Maya, ma era quasi del tutto strumentale. Una bella colonnina, la firmerei volentieri ancora adesso. Oggi però la pubblicità è cambiata molto, non solo sul piano dell’immagine ma anche nell'uso della musica. Oggi è difficile sentire un jingle fatto ad hoc, quasi sempre vengono utilizzate canzoni note, magari cantate in inglese, che qualche volta c’entrano proprio poco ma danno un sound differente, moderno. In fondo è giusto così, i tempi sono cambiati... A proposito di modernità... Cosa ne pensa delle nuove tecnologie? Beh, io sono stato uno dei primi a usare il computer, nonostante le iniziali critiche… Sì, ma oggi il jingle pubblicitario è praticamente scomparso. Come se lo spiega? Be', il jingle è morto perché la videoelettronica ha permesso passi da gigante sul piano della grafica e delle immagini… i gusti sono cambiati… La musica oggi non è musica da ascoltare, è musica da vedere. I testi inoltre hanno preso un sopravvento sulla musica che prima era impensabile, anche a livello di compensi Siae… Torniamo alla fine degli anni Settanta. Ricorda qualche aneddoto relativo a un suo jingle di quegli anni? Beh, ricordo che la melodia dei surgelati Brina era nata per supportare la campagna elettorale di Comunione e Liberazione. Poiché però non ricevetti da CL una sola telefonata o lettera di ringraziamento… incavolato, la riutilizzai per i surgelati Brina, e allora sì che se ne ricordarono! Chi sceglieva gli strumentisti o i cantanti dei suoi jingle? Di solito me la vedevo io, a meno che non ci fosse un testimonial di un certo calibro. Con Iva Zanicchi ho fatto qualcosa, forse ancora con Carosello. Lavoravo a rotta di collo ed ero talmente indaffarato che le mie composizioni non me le ricordo più. Ho un archivio notevole, nel quale a volte riscopro di avere fatto delle belle cose. Se me le risento, se faccio mente locale, me le ricordo, ma in senso generale no: è stata un’altra mia vita. Perché si cambia, si passa da uno status a un altro quasi senza accorgersene. Io me ne sono accorto, ma per altri motivi. Me ne sono accorto perché ho dovuto lasciare la mia azienda, il frutto del mio lavoro. Comunque all'epoca alcuni dicevano che io e il Mario Bondi eravamo bravi; probabilmente era vero, ma ora sono passati tanti anni, chi si ricorda più della realtà delle cose? Ah, noi ci davamo delle ariette, su questo non c’è dubbio, arie ce ne davamo...
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