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Guido De Maria è nato nel 1932 a Lama Mocogno, un paesino dell'appennino emiliano; ben presto trasferitosi a Bologna, si è dedicato alla vignettistica su vari settimanali nazionali, alla regia di cortometraggi, Caroselli e spot televisivi. Papà di Nick Carter insieme a Bonvi, è stato il regista per la Rai di "Gulp!" e di "SuperGulp!": nella sua casa in campagna, subito fuori Modena, nasceva gran parte della trasmissione televisiva, di cui era autore insieme a Giancarlo Governi. Per SuperGulp crea anche Giumbolo, simpatico personaggio non-sense che cantava la sigla finale: "Mi chiamo Giumbolo, Giu-giumbolo...". |
Guido De Maria |
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De Maria era anche co-autore delle sigle insieme al musicista Franco
Godi. Negli anni Novanta è stato
co-direttore del settimanale umoristico "Comix", edito da Franco Cosimo
Panini.
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Noi vorremo parlare della storia della pubblicità e di Carosello insieme a Lei. Possiamo ripercorrere le tappe fondamentali? E vediamo queste tappe. Io praticamente sono nato carosellaro, poi pian pianino mi sono trasformato, sempre però rimanendo legato alla pubblicità, in fumettaro, poi fumettaro televisivo, il famoso “Gulparo” televisivo. Ci può dire esattamente quando è iniziata la sua collaborazione con Carosello? È iniziata tre anni dopo l’avvio di Carosello, perché ho cominciato nel 1960 con i caroselli per la cera Grey. Io che venivo dal mondo dell’umorismo portai i miei amici umoristi, cioè Giorgio Cavallo, Carletto Manzoni, Alfredo Malagola, Vittorio Vighi e Cassio Morosetti, che allora era un punto di riferimento per noi giovani perché aveva una specie di agenzia a Milano, distribuiva i nostri disegni. E li introdussi nel mondo di Carosello, dove le loro vignette venivano animate per la prima volta. Ricordiamo insieme alcuni personaggi che hanno legato De Maria alla storia di Carosello. Iniziamo con la famosa ciurma della Fabbri. Ah, capitan Salomone il pirata pacioccone; era bellino perché poi c’era quel tormentone con il nostromo che si chiamava “Mano di fata” perché aveva un uncino terribile e che concludeva sempre la storia con qualcosa del tipo: ”Capitano, il qui presente governatore di Maracaibo si rifiuta di rivelare il nascondiglio del tesoro: lo possiamo torturare?”. |
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E Salomone: “Ma cosa vuoi torturare tu, porta pazienza. So ben io come fargli aprire la bocca: basta offrirgli un’amarena Fabbri”. Puttanate ma… Che però hanno avuto un grandissimo successo.. Eh, sì. E c’è da dire una cosa che è curiosa.
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Salomone pirata pacioccone per le amarene Fabbri (1965-1976). |
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Noi siamo proprio assetati di aneddoti. Il carosello di Salomone si apriva con una canzoncina: “Son Salomone il pirata pacioccone e solco i mari col mio fido galeone…”; poi questo stesso refrain serviva per raccontare dei passaggi, cioè si passava da una scena all’altra del carosello con una strofetta, una canzoncina; e sapete di chi erano queste strofette? Ce lo dica Lei. Nientepopodimeno che dell’autore di “Dio è morto”, “Auschwitz”, “Noi non ci saremo”, … Francesco Guccini! Sì, Francesco Guccini. Che era un Suo gagman insieme a Bonvi Che era uno dei ragazzi che collaborava con noi insieme a Bonvi, infatti fu Guccini a portarmi Bonvi. Poi ci racconterà anche di questo piccolo aneddoto. Andiamo avanti con altri personaggi? Allora abbiamo i Brutos. Ah, caspita i Brutos, questo stupendo gruppo. Quanti schiaffi ha preso? Ma, io neanche uno grazie a Dio. Ho rischiato però perché Aldo Maccione aveva un caratterino da prendere con le dovute cautele. Ma Gianni Zullo ne ha prese tante, ne ha prese. Anche io mi chiamo Gianni: “Gianni ma con tutti gli schiaffi che ti sei preso hai un’ottima cera”. “Hai sempre una buona cera”. “Una buona cera? Ottima direi: ho cera Grey”. Curiosa questa cosa dell’”ottima direi” perché io mi ero incartato. Quando inventai queste storielline ero arrivato al punto in cui si doveva chiudere la storiellina e dicevo: vediamo, deve succedere qualche cosa, qualche cosa dove uno prenda degli schiaffi o succeda qualche cosa di sgradevole e allora nonostante quello che succede lui ha sempre una buona cera. |
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I Brutos, storici testimonial della cera Grey (1963-66). |
Tanto è vero che la battuta diceva: “Nonostante quello che ti è successo tu hai sempre una buona cera” e l’altro diceva “Ottima dirai…, ho cera Grey” e lì mi sono veramente incartato… ci sono stato per dei giorni con questo “ottima dirai… ho cera Grey”; tanto è vero che ho detto: cambiamo il nome del prodotto, chiamiamolo Gray. Il mio medico mi disse: “ma cos’è che hai? Ti vedo giù di morale”. “E’ che ho questa cosa dell’”ottima dirai… ho cera Grey”. Io lo spostavo sul “tu”, invece lui mi suggerì: “Ottima direi… ho cera Grey”. |
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Dopo parleremo anche di altri due personaggi che hanno fatto la storia del cinema italiano. Si stava parlando dei Brutos, questo stupendo gruppo di Torino; erano molto divertenti perché vivevano di queste canzoni grottesche, comiche, con gag, schiaffi, ma con tempi straordinari. Infatti loro ebbero un’esperienza straordinaria perché andarono in Francia, si esibirono all’Olimpia e Charlot, Charlie Chaplin, una sera era lì, si alzò e andò in palcoscenico a congratularsi con i Brutos. Pensate, il grande Charlot che va a congratularsi con i Brutos. Che veramente erano molto divertenti, molto bravi. C’è da dire che Aldo Maccione dopo ha avuto una carriera straordinaria perché entrò a far parte del gruppo di Lelouche e quindi ha fatto un sacco di straordinari film con lui. Io mi ricordo un interpretazione favolosa con Renato Pozzetto in “Io sono fotogenico”. Sì, ma anche nell’ultimo poi lo abbiamo rivisto con Aldo, Giovanni e Giacomo. Ha anche fatto un film con Carlo Verdone: Perdiamoci di vista, con Asia Argento. Senta, non abbiamo seguito un ordine cronologico ma… Beh, quasi perché prima ho fatto Salomone Pirata Pacioccone e, quasi contemporaneamente, i Brutos; subito dopo i Brutos hanno ceduto il posto a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Lei risulta anche nei credits del Maestro Bombardone della San Pellegrino. Non lo facevo io però. Bombardone era di Luigi De Mas: “Maestro Bombardone con una bella canzone”. Io in quel periodo lì, alla fine del ’68, mi sposai, da Bologna andai a Modena e feci parte per due anni dello studio Bignardi e lo studio Bignardi realizzava per De Mas i Caroselli di San Pellegrino; ecco, in quella maniera lì, proprio di riflesso. Vogliamo parlare allora dell’omino con i baffi? Neppure l’omino con i baffi è mio; è della Paul Film. A Modena esisteva uno straordinario gruppo di animazione capitanato da Paul Campani, un grandissimo disegnatore, un talento straordinario, che diede vita a innumerevoli personaggi e che tra l’altro fu aiutato in questo da Massimino Garnier che era un autore, un creativo anche quello di grande talento e col quale realizzò Toto e Tata, Angelino, Svanitella, Riccardone… Anche la famosa Ombra del Caffè Hag? No, quella era di Gino Gavioli. Era della Gamma Film di Milano. Dunque, l’omino coi baffi, quello con le letterine che si formavano sulla bocca, doppiato da Pisu: “Si, si, sembra facile!”. Molto bellino. E anche lì, dopo Bignardi si era staccato da Campani e noi realizzammo una parte di questi spot con l’omino coi baffi, quando l’omino coi baffi era ritornato sotto il controllo di De Vita, ma è una storia infinita. |
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