Intervista a Carlo Bonomi

 

Intervista realizzata da Federico De Marco il 19 maggio 2003.

 

Attore e doppiatore milanese, Carlo Bonomi è stato nel 1975 uno dei soci fondatori della cooperativa di doppiaggio ADC (Associazione Doppiatori Cinematografici), ed è la più imprescindibile delle voci della storia della pubblicità in Italia, sia come speaker che come doppiatore di personaggi animati e reali delle réclame dagli anni Sessanta ai primi anni Novanta.

Infatti ha dato la propria voce, tra gli altri, a Pippo, l'ippopotamo della Lines, al Gigante Amico della Ferrero, alla "Linea" di Cavandoli, al Golosastro della Girella Motta, a Capitan Findus e a tutte le zanzare delle réclame dell'insetticida Raid. È stato speaker per Fernet Branca, Vecchia Romagna, Coccolino e Galbusera; ma anche attore ne La freccia nera, doppiatore del maggiordomo nella serie Tre nipoti e un maggiordomo, voce ricorrente nei cartoni animati di Bruno Bozzetto, voce occasionale di Fred Flintstone e Topolino.

Carlo Bonomi

Un'ultima curiosità: nel 1985 ha registrato gli annunci ferroviari tuttora in uso alla stazione centrale di Milano.

L'intervista che segue è stata realizzata a Milano e fa parte di un più ampio lavoro sul doppiaggio milanese per il momento inedito. Un articolo tratto da questo studio e inerente alla storia della Fono Roma, primario centro di produzione e post-produzione sonora tra gli anni Sessanta e Ottanta, è in fase di pubblicazione sulla rivista “Comunicazioni Sociali” (ed. Vita e Pensiero), nell’ambito di una ricerca su cinema e tecnologia.

 

Signor Bonomi, quando e come è arrivato al doppiaggio?

Ho iniziato alla Rai di Milano nel 1963, come attore, recitando insieme a Nino Besozzi: ho fatto un provino e ho debuttato quindici giorni dopo in uno sceneggiato diretto da Lyda Ripandelli. Nel frattempo andavo a lezione di recitazione da Alberto Gagliardelli, un regista che andava per la maggiore in quei tempi assieme a Romolo Siena e ad altri. In seguito ho fatto teatro, ma non mi sono mai mosso da Milano: con Besozzi ho fatto diversi atti unici e Piume e Tigri del grande commediografo Carlo Terron al teatro Sant'Erasmo, che allora era gestito da Maner Lualdi, un tipo estroso, famoso anche per aver intrapreso una traversata atlantica. Ho lavorato molto in radio in programmi scritti, tra gli altri, da Marcello Marchesi. Tutto questo fino a quando Giuliana Rivera, nota attrice che conosceva la mia predisposizione a fare le caratterizzazioni, a inventare le voci più strane, mi disse di propormi alle varie case di produzione che realizzavano i caroselli. Io pensavo che venissero fatti tutti a Roma, in realtà ho scoperto che la maggior parte era prodotta a Milano. Mi sono presentato a case di produzione come la General Film, la Gamma Film e la Cinetelevisione e contemporaneamente sono andato alle case di doppiaggio di allora, la Fono Roma, lo stabilimento dei Donato, la TTC e naturalmente la Rai, che aveva bisogno anche di speaker radiofonici. Non l’avessi mai fatto! Il giorno dopo avevo un tale numero di richieste per lo speakeraggio e le voci dei caroselli che non mi sono fermato per tutta la vita e ho fatto solo quello!

 

Il doppiaggio di questi caroselli veniva fatto in quelle sale di cui mi parlava o anche in Rai? Si ricorda i nomi di qualche collega?

Sì, il doppiaggio veniva fatto alla Fono Roma, dai Donato e alla TTC, perché erano gli unici centri attrezzati, mentre la Rai non doppiava caroselli ma solo documentari e faceva speakeraggio. Allora gli speaker erano gli annunciatori televisivi e radiofonici, tra i quali spiccavano Alfredo Danti, Tina Lavagna, Renato Brasili, Gino Capponi, Mario Malagamba, Laura Giordano, Maria Brivio (che per anni ha letto il Gazzettino Padano), molto bravi, con una voce pulita e istituzionale. Danti sapeva fare le caratterizzazioni, aveva una voce molto duttile, ma era uno dei pochi  e oltretutto era impegnatissimo come autore - e più tardi lo sarebbe stato come produttore. Così, quando era necessaria una voce diversa, più recitata e mossa, chiamavano me. Ero portato per creare queste voci caratteristiche.                          Alcune importanti case di produzione invece, avevano propri studi di registrazione, come la Gamma Film dei fratelli Gavioli in via Moscova, la Bozzetto in via Melchiorre Gioia e la Pagot. Quest’ultima era in corso di Porta Romana e andavo a fare tutte le voci dei personaggi secondari di Calimero, doppiato da Ignazio Colnaghi che ne era anche l’ideatore coi Pagot, prima di diventare produttore lui stesso. Vi era anche un’altra sala di registrazione, quella di Renato Cepparo, la Record Film, che faceva molti documentari industriali, italiani e stranieri, per i quali lavoravo. Invece le parti cantate e i vari jingle venivano per lo più realizzati in altri studi, in sale di registrazioni musicali come la Cinemusic di Franco Godi.

 

Possiamo dire che vi era un rapporto molto stretto tra il mondo del doppiaggio e quello della radio perché molti speaker erano anche doppiatori?

Sì, quando alla Rai di Milano venivano fatte tante produzioni radiofoniche vi era un legame molto stretto, le voci erano molto note: c’era la Compagnia del Teatro Comico Musicale di Radio Milano, della quale io facevo parte, che allestiva molte riviste e commedie musicali. Tra i grandi nomi della Compagnia posso ricordare Gino Bramieri e Liliana Feldmann. Naturalmente accanto all’attività radiofonica c’era quella televisiva, grazie agli sceneggiati come quelli di Anton Giulio Majano, Sandro Bolchi o Gianfranco Bettetini. Ne La Freccia Nera di Majano del 1968 facevo il capo degli alabardieri. Io ero un libero professionista e venivo chiamato spesso dalla Rai per la quale, tra sceneggiati, radio, teatro e documentari, ho lavorato per trentotto anni.

 

A Milano in quegli anni si doppiavano solo i caroselli?

In pratica sì, anche se c’è stato un periodo in cui si doppiavano alcuni film per conto delle ditte romane, ma sono stati episodi occasionali. Il doppiaggio di film è sempre stato appannaggio di Roma, lì c’erano le case di produzione.

Fu l’attore Aldo Danieli a iniziare una vera e propria attività di doppiaggio a Milano, grazie alla collaborazione con la Fono Roma che curava i doppiaggi per conto della Televisione Svizzera. Il primo lavoro importante fu la serie Tre nipoti e un maggiordomo, dove io doppiavo il maggiordomo. La serie ebbe un tale successo che quando fu acquistata dalla Rai le voci non furono cambiate. La Rai ci commissionò il proseguimento della serie e altre produzioni, mentre nel frattempo ci eravamo già organizzati in una cooperativa. Danieli, assieme a un altro attore, Cip Barcellini, aveva raccolto un certo numero di attori di Milano e diventammo molto esperti perché

Il primo importante doppiaggio televisivo di Carlo Bonomi fu quello dell'attore Sebastian Cabot (in piedi a sinistra), il maggiordomo della fortunata serie Tre nipoti e un maggiordomo.

per doppiare i caroselli dal vivo spesso andavamo sul muto, ovvero non c’era colonna guida, non si sentiva il sonoro; questo accadeva perché la registrazione era disturbata, specialmente nelle scene in esterno o quando non c’era un microfonista sul set: per doppiare potevamo solo vedere l’attore da doppiare e stare attenti alle aperture della bocca. Quando cominciammo a lavorare su serie televisive e film per la Svizzera e per la Rai, noi ci rivelammo molto bravi perché coi caroselli avevamo fatto una grande esperienza. La cooperativa in un primo tempo si chiamò CDM, Cooperativa Doppiatori Milanesi, e a dire la verità ci guardavano un po’ male perché quell’aggettivo dava quasi una coloritura dialettale; poi è diventata ADC, Attori Doppiatori Cinematografici.

 

 

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