Amarcord


 
Caro Carosello

di Gianni Di Lorenzo

 

Ho sempre amato Carosello. Questa mia dichiarazione potrà sorprendere i ragazzi d'oggi, ma chi ha superato la trentina come me non avrà difficoltà a chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dai cari ricordi che il programmino ci lasciava. A differenza di altri miei coetanei che, freschi di prima media, guardavano programmi "impegnati" come il Dirodorlando o Chissà chi lo sa?, Avventura o Sapere, io ero ancora intento a giocare sul pavimento con le automobiline Dinky Toys e Matchbox, e ripetevo jingle e battute dei vari… spot (perdonatemi se li chiamo così, non saprei fare altrimenti). Spesso si trattava di sketch interpretati da attori noti al pubblico televisivo, ma io preferivo le serie a cartoni animati (meno frequenti). E la sigla? Stupenda, con i vari scenari disegnati. A cominciare da Venezia e le sue gondole, il palio di Siena, i mandolini di Napoli, Roma e quella scritta enorme che riempiva lo schermo: CAROSELLO. E lo spettacolo aveva inizio.  I bambini, si sa, dovevano andare a letto finito lo "show", ma io e mia sorella restavamo in piedi venti minuti in più: aspettavamo nostro padre che tornava dal turno pomeridiano in albergo per dargli la buonanotte.                         Da dove iniziare? Be', c'è tanta carne sul fuoco... Cito per primo l'unico personaggio che ho sempre odiato: Calimero. Sarà stato per la sua voce mielosa, o forse per l'autocommiserazione per il colore delle sue piume, che poi grazie all'Olandesina e al detersivo Ava ritornavano al loro originale piumaggio. Poche parole, peraltro mai capite, appartengono al personaggio senza dubbio più simpatico, la famosa Linea di Cavandoli. Se la prendeva sempre con il suo disegnatore che la bersagliava con atroci scherzi prima di ritrovare finalmente le sue pentole Lagostina.  E potremmo mai dimenticare il Gigante Buono della Ferrero, che doveva fare gli straordinari per salvare gli sfigatissimi abitanti di un villaggio dalle cattiverie di Jo Condor e del suo fedele compare rapace che oscuravano la vallata? Hanno lasciato un segno incancellabile anche Maria Rosa del lievito Bertolini, gli omini del materasso Permaflex (Bidibodibù), Susanna tutta panna (e il suo "Pitupitumpà") e la “Dolce cara mammina" del miele Ambrosoli.          Molti gli attori di teatro che hanno prestato corpo e voce raggiungendo una popolarità inaspettata grazie a Carosello. Tra questi Paolo Ferrari, che con la sua telecamera nascosta girava supermercati convincendo povere massaie a cambiare il fustino di Dash appena comprato con due anonimi. E quante volte ho sperato di incontrare in qualche strada di Roma Ernesto Calindri, seduto regolarmente a un tavolinetto, con il suo bel quotidiano mentre sorseggiava il suo aperitivo a base di carciofo (certo che aveva degli ottimi polmoni per respirare tutto quello smog!). O il “Renzo” nazionale di Sandro Bolchi, Nino Castelnuovo, che tra nuotate in piscina, salti di steccati in aperta campagna e tecniche di recitazione in salotto, mangiava bene per sentirsi in forma grazie all'olio Cuore. Un finto studio televisivo e un dibattito sui disturbi del fegato era il cavallo di battaglia dell'Amaro medicinale Giuliani, e se avevamo mangiato troppo ci veniva in soccorso Nicola Arigliano con una pasticca del digestivo Antonetto. E i primi nudi soft? Ricordo quello di Pamela o Pàmela del talco Felce Azzurra Paglieri, che si faceva il bagno dentro una coppa enorme di champagne mentre la voce calda e suadente di Alberto Lupo le recitava una poesia con il sottofondo musicale di "Parole parole". O ancora, il cavallo bianco del bagnoschiuma Vidal, che galoppava lungo spiagge pulitissime e acque non inquinate, altro che Santa Marinella o Ladispoli! Un piccolo particolare: ricordo che sui quotidiani, nella pagina dei programmi televisivi, erano perfino indicati gli spot che la sera avrebbero trasmesso!                                                                                         Quanti caroselli sono passati, quanti fogli abbiamo consumato cercando di disegnare i vari personaggi, quante volte abbiamo cantato quei jingle... Ma sapete? A volte mi capita di ricanticchiarli ancora oggi, persino quando sono al lavoro. Per esempio, prima di scrivere questo articolo cantavo sotto la doccia "Si-re-si-re" delle assicurazioni Sai. Sarà nostalgia?

 

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